Titolo: Il creasogni
Autore: Simone Toscano
Pagine: 190
Prezzo: € 16,00
Editore: Ultra Novel
TRAMA
Il Signor Ettore è un uomo schivo, di poche parole, con un velo di tristezza negli occhi. Nulla si conosce di lui, se non che possiede un dono speciale: sa di quale materia sono fatti i sogni. Ne conosce l’essenza lieve, che ha imparato a modellare, nella forma e nei colori, nelle sfumature e nei dettagli, riuscendo a creare visioni bellissime e avvolgenti. Nella piccola comunità di Mangiatrecase spetta a lui il compito di esaudire le richieste di chi, pur tra mille difficoltà, non vuole rinunciare a inseguire un sogno. Per tutti costruisce illusioni su misura, tranne che per sé e per la sua particolare “famiglia”: un cagnetto che lo segue come un’ombra, e un bambino, spuntato anche lui dal nulla. Dietro questa apparente serenità ribolle però un mondo di speranze infrante, di assenze e rimpianti, di amori perduti. Sarà un evento drammatico come l’improvvisa scomparsa del bambino a risvegliare i cuori dei protagonisti che troveranno la forza di superare le difficoltà della vita e di sognare ancora, con coraggio.
RECENSIONE
Ci sono libri che ti intrattengono, ti fanno compagnia, libri che semplicemente ti riempiono le giornate, che narrano grandi eventi, guerre e battaglie, avventure cavalleresche, storie d'amore struggenti.
E poi ci sono libri nei quali trovi te stesso, com'eri o come sei, e trovi il senso di tutto ciò che oggi ti appare scontato, l'importanza di tutto ciò che da anni avevi dimenticato. Libri come questi sono un dono meraviglioso, ai quali non puoi fare a meno di legare il tuo cuore per ritrovare la strada smarrita del bene.
Il Creasogni di Simone Toscano è uno di questi.
E’ un racconto dai contorni fiabeschi dedicato a noi adulti, affinché ritroviamo quei sentimenti semplici che inevitabilmente abbiamo perduto e corrotto a causa delle delusioni e delle difficoltà della vita.
In una cittadina che prende il nome di Mangiatrecase, Ettore, un uomo dal passato misterioso, è un creasogni. Un mestiere difficile, quello del creasogni, un mestiere estremamente impegnativo e debilitante, che deve soddisfare le tante esigenze dei clienti. Alcuni chiedono sogni che evochino emozioni; altri pretendono sogni puntuali, ricchi di particolari; per altri è fondamentale che il sogno sia la piena realizzazione di ciò che nella realtà non si riesce ad afferrare. I sogni hanno significati diversi per ciascuno di noi: sono illusioni, chimere, ambizioni, speranze. E talvolta Ettore non ne capisce il senso. Ma non è questa la cosa importante: qualunque significato abbia, il sogno deve essere proprio come è stato richiesto, perchè i sogni rappresentano il mondo del possibile, quello nel quale è riposto il senso della vita di ciascuno di noi.
E questo Ettore lo sa bene.
Lui, che ha visto il suo sgretolarsi, sa bene cosa significhi poter avere un sogno a cui aggrapparsi per tirare avanti, in una vita nella quale ha perso tanto, per leggerezza, superficialità, forse egoismo. Ed è questo il motivo per il quale spende tutte le sue forze in questo mestiere, plasmando la materia impalpabile dei sogni. Già questa circostanza, di per sé, è una scelta di valore importante: usare il proprio tempo per dare agli altri ciò che non si è riuscito ad ottenere per sé.
Il personaggio chiave per la ricostruzione della trama è Catello, un bambino che appartiene a un mondo diverso, terribile: il circo. Il circo dal quale proviene il bambino è una sorta di comunità di schiavi, al capo della quale vi è un soggetto perverso e malvagio. Riuscendo a scappare da quell’ambiente, Catello viene trovato da Ettore, che lo accoglierà nella sua casa e gli darà una famiglia, una vita semplice e serena. Quando il circo giunge a Mangiatrecase, nell’euforia generale destata da quel mondo all’apparenza magico e straordinario, Catello scompare, ed Ettore intraprende un viaggio alla ricerca di quel bambino che, ormai, è la sua unica ragione di vita. Ed è proprio durante quel viaggio che tutte le riserve di Ettore cadranno, e il percorso che dovrà seguire lo porterà ad imbattersi in vicende nelle quali dovrà dare prova di estremo coraggio, bontà d’animo e solidarietà. Sarà per Ettore il momento nel quale potrà dimostrare a se stesso di essere cambiato e che i rimpianti e le esperienze dolorose del suo passato hanno fatto di lui un uomo migliore, l’uomo che avrebbe dovuto essere quando aveva tutto ciò che ora rimpiange. E’ la storia di un uomo che ha smarrito se stesso, a cui il destino darà l’opportunità di ritrovarsi.
Il Creasogni è un racconto dai contorni onirici e fiabeschi; la narrazione è così delicata e piacevole che può aver preso forma soltanto dalla penna di un autore estremamente sensibile.
E’ una lettura tenera, un balsamo per i cuori in attesa di essere riparati.
Mi ci sono tuffata in un periodo molto caotico della mia vita, uno di quei periodi nei quali pensi che le cose non andranno mai come avevi sperato. Ed è stato bellissimo essere catturata e coinvolta da questa lettura al punto tale da uscirne rigenerata, nuova, piena di speranza.
Il Creasogni non è un semplice libro, è un dono meraviglioso, che mi farà compagnia per tutta la vita. Proprio come Ettore, l’autore ha creato un sogno, dal quale ciascuno di noi può uscire ogni volta con una nuova voglia di affrontare la vita e di afferrare quel sogno che si credeva ormai perso.
L'AUTORE
Trovi tutte le informazioni dell'autore sul suo sito ufficiale www.simonetoscano.it
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Charles John Huffam Dickens è stato uno scrittore, giornalista e reporter di viaggio britannico. I nonni paterni erano stati domestici presso famiglie della nobiltà; il nonno materno, colpevole di appropriazione indebita, s’era sottratto all’arresto con la fuga. Nel 1824 il padre, un modesto impiegato con gusti e abitudini superiori alle sue possibilità, fu rinchiuso per debiti nelle carceri londinesi di Marshalsea e il piccolo Charles, interrotti gli studi, venne messo a lavorare per sei mesi in una fabbrica di lucido per scarpe. Questa precoce esperienza di miseria, umiliazione e abbandono (anche dopo la scarcerazione del padre, la madre aveva insistito perché Charles continuasse a lavorare) lo segnò in modo irreparabile. Dopo un’istruzione sommaria, lavorò come commesso in uno studio legale, poi come cronista parlamentare e collaboratore di giornali umoristici. Finché con Il Circolo Pickwick il ventiseienne Dickens diventò di colpo uno scrittore di successo. La sua popolarità aumentò con i romanzi successivi, che uscivano a dispense mensili, con le conferenze, gli spettacoli teatrali da lui organizzati (vi si esibiva anche come attore). Nel 1846 fondò un quotidiano, il «Daily News», che durò meno di un anno; dal 1850 al 1859 diresse il settimanale «Household Words». Innamoratosi della giovanissima Ellen Ternan, nel 1858 Dickens si separò dalla moglie, dalla quale aveva avuto dieci figli; ma la nuova relazione non fu fortunata. Se Dickens ha conosciuto in vita e fino ai giorni nostri una popolarità straordinaria, la sua fortuna critica è stata invece discontinua. La reazione antivittoriana finì spesso per confondere anche l’opera di Dickens tra le tipiche espressioni della società che essa rifiutava. La successiva rivalutazione non è mai stata immune, specie da parte della critica accademica, da riserve più o meno ampie. L’opera di Dickens non è certo esente da difetti, in parte riconducibili al superlavoro cui lo costringevano le ferree scadenze editoriali e il suo bisogno di essere sempre a contatto con il suo pubblico. Eppure, nonostante la mancanza di misura, gli errori di gusto, gli eccessi patetici e moralistici, Dickens è il maggior narratore inglese del suo secolo e tra i massimi di ogni paese. Dickens creò una nuova forma letteraria, il romanzo sociale, nel quale fuse e sviluppò due grandi filoni della narrativa inglese: la tradizione picaresca di Defoe, Fielding e Smollett e quella sentimentale di Goldsmith e Sterne. Egli tuttavia esplorò i generi più diversi, dal racconto di fantasmi a quello poliziesco, dal romanzo umoristico alla satira di costume.




